Il tiro con l’arco

un modo per ascoltare il proprio swing

Il tiro con l’arco, come ogni sport coinvolge tanto il corpo quanto lo spirito ma quasi nessuno fa di uno sport una contemplazione, legandolo ad una esperienza religiosa o ad una disciplina spirituale prima ancora che fisica.

Il tiro con l’arco ha origini antichissime e nel suo significato spirituale è legato al Giappone e alla pratica Zen. Kyudo è il suo nome orientale e i molti aspetti che di questo rituale piuttosto filosofico che sportivo conosciamo, si devono a Eugen Herrigel, professore tedesco, che nel 1924 si reca in Giappone per apprenderne l’arte, presso l’Università Sendai. Solo la dimostrazione della sua determinazione e della sua pazienza, convincono i maestri di kyudo che Herrigel è sincero e profondo nel suo interesse. Ne scriverà un libro, il famoso “Zen e tiro con l’arco”, cento pagine che narrano la sua esperienza e le dure prove per raggiungere capacità di sopportazione e di adattamento.

Chiavi per comprendere non tanto una cultura quanto il proprio spirito, la propria forza interiore, la capacità di concentrazione e la determinazione. Può sembrare che il tiro con l’arco sia uno sport da praticare in solitudine, in realtà lo si pratica con “l’avversario” più temibile: noi stessi. Un ambito interiore dunque, dove vanno ad annidarsi paure, timori, insicurezze, conflitti di varia natura, per dirla sinteticamente, che rappresentano i veri ostacoli verso la nostra evoluzione spirituale.

E conquistarsi uno spirito forte non è facile, abituati come siamo ad “allenarci” con sopportazioni di diverso tipo, nel nostro quotidiano. Non è un caso che poi, nel corso della vita, ci si accorga di quanta poca determinazione si abbia nel perseguire i nostri obiettivi o di quanta paura del futuro sia ancora latente in quei recessi nascosti alla nostra mente, avvezza alla “normalità”, impaurita dal nuovo, resa insicura da ciò che ci è sconosciuto.

Ma qual è lo spirito del tiro con l’arco?

I maestri dicono che uno spirito forte è come un fiume calmo in superficie ma con potenza tremenda nascosta nelle profondità.

Alcuni possono sembrare esteriormente potenti, ma se nel profondo dello spirito sono deboli, il loro tiro non sarà efficace. In altre parole, se lo spirito è debole, il tiro diventa acuto e senza una sua vitalità, che si raggiunge con la disponibilità, anzitutto, ad apprendere e seguire ad ogni tiro i rigorosi cerimoniali che questa pratica “sportiva” richiede. L’autocontrollo del tiro con l’arco accende la creatività, sorella dello spirito, ed entrambe sono frutto della semplicità, non sono un prodotto dell’intelletto, ma la superficie di una mente razionale acquietata dal processo intuitivo del tiro con l’arco, destinato a far riposare una mente analitica e far si che l’arciere entri in una condizione della coscienza definibile come “nessuna mente”.

Una condizione che mette sul cammino per ascoltare il nostro corpo, il nostro spirito, il nostro swing. Uno stato in cui una sorta di “incoscienza”, ci permette di distaccarci dal contesto in cui ci troviamo, di allontanare pregiudizi e giudizi verso noi stessi e gli altri; di essere un tutt’uno con lo spazio e il tempo che si annullano, per permetterci di conoscere un po’ più noi stessi e la nostra vita, gli altri e il mondo. Secondo l’arte del tiro con l’arco, ciò si apprende attraverso una rigorosa disciplina, per poter accedere alla conoscenza del sé ma anche per scoprire che dentro di noi alberga un essere profondamente spirituale prima ancora che umano, che sa stare in pace con se stesso e con gli altri, perché gli è naturale come essere fatto a immagine e somiglianza di Dio.

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Interessato al mondo della comunicazione e formazione in generale, (e in particolare al più importante mezzo di comunicazione di massa, come quello televisivo) nelle sue mille sfaccettature, in considerazione dell’importanza crescente che i processi di comunicazione acquisiscono nell'ambito della società moderna determinando così profondi cambiamenti nei modelli di comportamento e nelle relazioni sociali. Sono altresì interessato al processo di formazione dell'arte in una società tecnologicamente avanzata come la nostra, in cui la realtà virtuale è sempre più pressante e invadente. L’attività si sviluppa attraverso un’associazione che opera in continuità con la propria vocazione no profit e che incarna la vocazione alla partecipazione e alla ricerca presupposti irrinunciabili ai fini di una coerente ed efficace azione progettuale e una società dedicata alle componenti progettuali e gestionali dell’azione in campo culturale, e che consente una risposta più efficace e pertinente alla crescente domanda di un approccio imprenditoriale e di una visione aziendale nella gestione dei mercati culturali.

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